sabato 29 marzo 2008

ritornare. a casa, forse

i funghi crescono in una notte
una telefonata, e mi ritrovo a fare la valigia. a salutare di corsa. a fare un biglietto con la paura di non trovare più posto. a lasciare piccole fondamenta costruite insieme ad altri. ma con gli occhi che brillano, col cuore che batte, con un sorriso che spunta fuori mio malgrado. e con la voglia di urlare al cielo e al vento la mia voglia di ricominciare, e la felicità di poterlo fare.
una città meravigliosa e incantata, un cielo pieno di luce, il solito venticello inaspettato. i gatti e i pini marittimi che pendono. i sampietrini saltati, i perenni ritardi. l'aria che profuma di cultura, che ti viene voglia di riempirti i polmoni fino a scoppiare. i sorrisi e gli abbracci di qualcuno, la sorpresa e l'imbarazzata confusione di altri. l'incredibile coincidenza di incontrarsi per caso.
nuove cose arriveranno. sperate, non preventivate, proprio non desiderate. sarà divertente comunque. sarà, come sempre, un bel gioco.

lunedì 25 febbraio 2008

l'odore della nebbia

a volte la chiedi e ti viene concessa. quando hai bisogno di sentirti isolato e non hai voglia di concentrarti sul mondo. perché vuoi sentire solo te stesso.

è una settimana che c'è la nebbia, qui. mi sveglio la mattina e la ritrovo appoggiata al mio davanzale. ogni giorno. costante e instancabile.

è invisibile, la nebbia. ma con una presenza corposa, densa. la posso toccare, sentire. è appesa alle mie ciglia, mentre passeggio. si intrufola tra i miei capelli, increspandoli.

è misteriosa e affascinante, la nebbia. cela dietro una cortina vaga le cose, le persone. gioca a nascondino e mi sorride, ammiccante. a volte mi sfida, sorniona, a cercare una risposta nel suo biancore, a giocare a nascondino una partita che la vedrà vincitrice.

è umida e malinconica, la nebbia sul lago. piano piano mi prende per mano e mi accompagna tra i ricordi. e instilla tra i miei pensieri qualche rimpianto, senza che me ne accorga. è subdola, la nebbia.

è democratica, la nebbia. la foschia si fonde con l'acqua, le nuvole e il cielo, rendendo tutto una indistinguibile distesa lattiginosa. avvolge i colori e le forme, affettuosamente. e assorbe i rumori in una campana di silenzio ovattato.

è senza tempo, la nebbia. mi sembra di essere in un altro mondo, dove non esiste lo scorrere dei secondi. è solo il battito del mio cuore a spezzare quest'aria liquida, ferma e immobile.

non ha sapore, la nebbia. ma ha un odore così acuto che mi penetra le narici senza fare rumore. e mi fa il solletico. è un fumo spesso che sa di metallo, di rugiada e sottobosco. è diverso da quello della pioggia, è più acre. denso, pesante, pastoso, attaccaticcio. questo è l'odore della nebbia.

sabato 24 novembre 2007

dedicato ai calabresi che invadono allegramente il mondo, e ai cinefili

dopo di che si fece molto tardi. dovevamo scappare tutt’e due, ma era stato grandioso rivedere Annie, uhm.. mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. e io pensai a… a quella vecchia barzelletta, sapete, que... quella dove uno va dallo psichiatra e dice -"dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina" e il dottore gli dice -"perché non lo interna?", e quello risponde: -"e poi a me le uova chi me le fa?". beh, credo che corrisponda molto a…a quello che penso io dei rapporti uo...uomo-donna e cioè che sono assolutamente…irrazionali e pazzi e assurdi e... mm...ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.
[dal film Io e Annie, di quel geniaccio ipocondriaco e autoironico di zio woody]

martedì 6 novembre 2007

Una giornata (quasi) perfetta.


quando ho poggiato i piedi per terra, l’altra mattina, nulla lasciava presagire che qualcosa di speciale vorticasse nell’aria.

pantofole, bagno, colazione. solito giro in cerca di lavoro. un pomeriggio passato a fare un po' di pulizia tra i file musicali del computer.

poi tutto è cominciato. piano piano, senza che me ne accorgessi.

ho riscoperto un sacco di cose che non sentivo da tempo, così ho alzato il volume su una vecchia canzone di guccini, e ho sorriso. poi fiorella mannoia. e ho iniziato a cantare. d'un tratto mi è venuta voglia di fare una doccia calda, rilassante. ma appena ho aperto il rubinetto della vasca mi è venuto automatico mettere il tappo. bagno, e sia. ho aspettato trepidante che l’acqua bollente riempisse la stanza di vapore, ho versato il pino silvestre guardandolo fare le bolle, una schiuma profumata e iridescente. poi lentamente mi sono immersa in quell’atmosfera fumante. e ho ascoltato. la musica, di là in camera. il mio corpo che assorbiva calore e si rilassava. l’acqua che sciabordava contro le pareti della vasca e mi accarezzava le orecchie. e i miei pensieri, magicamente tranquilli e sereni. non so quanto tempo sia rimasta lì, a farmi cullare nel più completo abbandono.

la sera sono stata all’auditorium: concerto di ludovico einaudi. come al mio solito sono arrivata di corsa e concitata, all’ultimo momento. ma ecco, sono in sala. mi sono seduta sulla mia poltroncina rossa, si sono spente le luci. e subito è stato silenzio. tutto sul palco era nero e luce, poi il pianoforte ha vibrato le sue prime note nell’aria. è stato come un fiume in piena, un fuoco caldo che dallo stomaco mi ha pervaso il corpo, facendolo risuonare all’unisono con la musica. Ho pianto, i primi dieci minuti. sorridendo. poi mi è venuto da pensare a mille cose, e la mia mente è andata a ruota libera, in un susseguirsi di immagini e sensazioni. La mano di sara sul suo pancione, il suo sguardo luminoso. le coccole di mia mamma. una giornata di pioggia a guardare fuori con la fronte sul vetro rigato di gocce. gli sguardi complici con mia sorella. una chiacchierata memorabile con un'amica davanti a una cioccolata calda. le mani di mio papà. e mi è venuta voglia di ballare al tramonto sulla spiaggia, con uno scialle rosso. di camminare a piedi nudi su un prato in primavera. di stare con i miei amici, di ridere con loro. di guardare il mare, il cielo e l'orizzonte, come sulle calanques. E mi è venuta voglia di fare l’amore, fare l’amore, fare l’amore.